Aggiornamenti in aritmologia
52 convegno cardiologia milano
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Xagena Mappa

Terapia gene-specifica con Mexiletina riduce gli eventi aritmici nei pazienti con sindrome del QT lungo di tipo 3


La sindrome del QT lungo di tipo 3 ( LQT3 ) è una malattia letale, causata da mutazioni guadagno-di-funzione nel gene SCN5A, che codifica per la subunità alfa del canale del sodio Nav1.5.
La Mexiletina ( Mexitil ) viene utilizzata per bloccare la corrente tardiva di sodio e accorciare l'intervallo QT nei pazienti con LQT3.

Uno studio ha determinato se la Mexiletina impedisce eventi aritmici ( sincope aritmica, arresto cardiaco abortito, o morte cardiaca improvvisa ) nei pazienti LQT3.

L'endpoint di questo studio retrospettivo di coorte, che ha studiato i pazienti con LQT3 trattati con Mexiletina, è stato quello di valutare l'efficacia antiaritmica della Mexiletina confrontando il numero di eventi aritmici per paziente e il tasso annuale di eventi aritmici durante periodi di osservazione di uguale durata prima e dopo l'inizio della terapia con Mexiletina.

La popolazione dello studio ha compreso 34 pazienti con LQT3, 19 ( 56% ) dei quali erano di sesso maschile.

L'età media all'inizio del trattamento con Mexiletina era di 22 anni, e l’intervallo mediano QTc prima della terapia era di 509 ms.
La durata mediana della terapia orale con Mexiletina è stata di 36 mesi, a una dose media giornaliera di 8 mg/kg.

La Mexiletina ha significativamente accorciato l’intervallo QTc di 63 ms ( P minore di 0.0001 ) e ha ridotto la percentuale di pazienti con eventi aritmici ( dal 22% al 3%; P=0.031 ), il numero medio di eventi aritmici per paziente ( da 0.43 a 0.03; P=0.027 ), e il tasso annuale di eventi aritmici ( dal 10.3% allo 0.7%; P=0.0097 ).

In conclusione, oltre all’accorciamento dell'intervallo QTc, la Mexiletina ha causato una forte riduzione degli eventi aritmici potenzialmente letali nei pazienti LQT3, rappresentando così una strategia terapeutica efficace. ( Xagena2016 )

Mazzanti A et al, J Am Coll Cardiol 2016; 67: 1053-1058

Cardio2016 Farma2016


Indietro