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Ablazione con catetere della fibrillazione atriale: risultati dell’Atrial Fibrillation Ablation Pilot Study


L'ablazione transcatetere della fibrillazione atriale è sicura ed è in grado di sopprimere le recidive aritmiche nel 74% dei pazienti dopo una singola procedura, secondo i risultati di un follow-up di 1 anno del Atrial Fibrillation Ablation Pilot Study, il primo Registro europeo ideato per studiare la epidemiologia nella vita reale della ablazione transcatetere della fibrillazione atriale.
Dall'indagine è anche emerso che l’incidenza dei sintomi correlati alla aritmia, quali palpitazioni, mancanza di respiro, stanchezza o vertigini, presenti nell’86% dei pazienti prima dell'ablazione, è stata ridotta in modo significativo.

La fibrillazione atriale è il più frequente disturbo del ritmo cardiaco; le terapie farmacologiche attualmente disponibili non sono efficaci al 100%, e sono gravate da effetti avversi.

Mentre i sintomi restano la ragione principale che induce a richiedere l'ablazione della fibrillazione atriale, i pazienti si sottopongono all’intervento anche con l’obiettivo di non dover dipendere per tutta la vita dalla terapia farmacologica.

La principale strategia di ablazione è l'isolamento delle vene polmonari, con l’ablazione lineare e/o l’ablazione dei potenziali atriali frammentati nel 10-20% dei pazienti.

Atrial Fibrillation Ablation Pilot Study è uno studio osservazionale, prospettico, multicentrico, della durata di 12 mesi, che ha reclutato 1.410 pazienti provenienti da 10 diversi Paesi europei ( Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna ).

I dati della fase ospedaliera dello studio hanno mostrato che i due terzi dei pazienti con ablazione transcatetere avevano fibrillazione atriale parossistica, e fino al 40% non aveva apparente malattia cardiaca di base.

I risultati di 12 mesi di follow-up hanno fornito ulteriori dettagli di esiti nella vita reale:

nel corso del periodo di studio il 77% dei pazienti si è presentato di persona presso il Centro per la visita di controllo, ma, dopo 12 mesi di follow-up il 42% delle valutazioni sono state effettuate per via telefonica;

oltre la metà della popolazione in studio è diventata asintomatica dopo la procedura di ablazione ( al basale, i sintomi erano presenti nel 90% dei pazienti );

il 76% dei pazienti è stato sottoposto a ECG periodico per documentare la ricorrenza della aritmia, e solo il 50% dei pazienti ha avuto monitoraggio Holter;

a un terzo dei pazienti è stato eseguito un ecocardiogramma transtoracico durante il follow-up. Raramente sono stati effettuati altri test, come la tomografia computerizzata o la risonanza magnetica cardiaca;

quasi il 20% dei pazienti ha dovuto sottoporsi a una seconda procedura di ablazione;

a 12 mesi circa la metà della popolazione in studio stava assumendo anticoagulanti e il 43% farmaci antiaritmici. Al momento della dimissione, al 97% dei pazienti era stato prescritto un anticoagulante e al 67% un farmaco antiaritmico;

la procedura è stata considerata un successo nel 74% dei pazienti, con nessuna aritmia documentata dopo un periodo di blanking di 3 mesi. Tuttavia, poco più del 50% dei pazienti erano ancora in trattamento con farmaci antiaritmici;

l’incidenza di complicanze durante il primo anno dopo l'ablazione è stata bassa ( 2.6% ), principalmente eventi cerebrovascolari ( 0.54% ) o lesioni vascolari ( 0.71% ). Ci sono stati quattro morti: uno secondario a ictus emorragico, uno per una causa non-cardiovascolare e due di origine sconosciuta. ( Xagena2012 )

Fonte: European Society of Cardiology ( ESC ) Meeting 2012



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